Il gatto ama le persone discrete, quelle cioè che non si agitano, sono misurate e fanno poco rumore. Per questo motivo se uno ha paura dei gatti, e di conseguenza se ne sta zitto da una parte, riceve immediatamente le attenzioni del piccolo felino, che gli salterà sulle ginocchia riempiendolo di fusa. Questo è altresì il motivo che ci rende estremamente affascinanti quando siamo a letto in dormiveglia o ce ne stiamo tranquilli a guardare la televisione. I bambini a volte sono l’esatto contrario di questo modello e il gatto, soprattutto se adulto, tende a ricavarsi spazi di tranquillità isolandosi. Se però si educa il bambino a moderarsi un poco – che non significa restarsene mogi e in silenzio ma semplicemente non esagerare col rumore – ecco che tutto diventa meraviglioso. Già, perché il bambino a questo punto ha delle qualità che l’adulto non possiede. Il gatto ama rincorrere gli oggetti e il bambino è un vero specialista nel creare situazioni di gioco di movimento, quando al contrario gli adulti con la loro pigrizia spesso non assecondano i desideri predatori della piccola tigre. Inoltre i bambini sono curiosi proprio come i gatti e insieme danno vita a esperienze esplorative – da piccoli capitani coraggiosi – che appagano molto il desiderio felino di mappare il mondo. E poi la fantasia di un bambino è ciò che un gatto si aspetta, la ciliegina sulla torta, capace di creare quelle situazioni di novità che danno vita alle acrobazie e alle invenzioni del nostro Silvestro.
L’incontro tra un bambino e un micetto è sicuramente la condizione ideale per instaurare un’amicizia, perché il micio in tenera età ha la plasticità mentale per adattarsi perfettamente all’esplosione di vitalità di un bambino. Oltre tutto il gatto quando è cucciolo è anche lui un piccolo tsunami, sempre in movimento, pronto a correre dietro a ogni cosa, con una curiosità che scintilla e che si complementa con i piccoli problemi che il bambino gli presenta a flusso continuo. Il gatto da buon enigmista ama risolverli e soprattutto quando è cucciolo il suo desiderio solutivo è quasi bulimico: solo un cucciolo umano è in grado di soddisfare questa richiesta incredibile. Va detto comunque che il bambino deve avere un’età superiore ai 4 anni per dare il meglio nella relazione, perché se più piccolo non è ancora in grado di capire che il suo beniamino a quattro zampe non è un giocattolo ma un esserino che va rispettato e verso il quale occorrono particolari attenzioni. Se il fanciullo ha un’età inferiore ai 4 anni è indispensabile che sia l’adulto a fare da arbitro nella relazione, sempre pronto a dare l’indirizzo giusto e a intervenire per correggere o bloccare comportamenti inadeguati. All’età di 5 anni il bambino inizia ad acquisire delle competenze relazionali, per cui è possibile dargli uno piccolo spazio di autonomia, e tuttavia prima degli 8 anni non bisogna fidarsi troppo delle capacità empatiche del bambino per cui il genitore deve sempre vigilare. In altre parole è una relazione meravigliosa che però va tutelata attraverso l’occhio dell’adulto.
Pillola: gatto bambino
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