Dandrieux J.R.S. and Mans!eld C.S.
In questa review sono stati considerati ed esaminati gli studi presenti in letteratura sulla prevalenza dell’enteropatia cronica (EC) e le informazioni sulla prognosi, a breve e a lungo termine, per cani trattati con le tre più comuni terapie utilizzate, e specificatamente la terapia dietetica, gli antibiotici e gli immunosoppressori.
Nonostante i dati disponibili in letteratura siano limitati, la maggior parte degli studi sostengono che la risposta a lungo termine sia da considerarsi da buona ad eccellente nei cani che hanno portato a termine la terapia dietetica, mentre, è stata osservata una scarsa risposta alla terapia antibiotica o comunque, per una completa remissione, risulta necessario un trattamento prolungato, sottoponendo il paziente ad una elevata pressione selettiva nei confronti degli antibiotici ed aumentando quindi il rischio di antibiotico resistenza.
I risultati del presente studio evidenziano la necessità di intraprendere strategie alternative al trattamento antibiotico per modificare il microbioma intestinale; si riportano gli studi attualmente disponibili sull’uso di probiotici per il trattamento dell’EC.
L’EC è un termine usato per le malattie gastrointestinali che persistono da 3 settimane o più, sono escluse le malattie extra-intestinali o malattie intestinali quali parassitosi o neoplasie.
Clinicamente, l’EC viene ulteriormente classificata in base alla risposta al trattamento in enteropatia rispondente alla dieta (FRE), enteropatia sensibile agli antibiotici (ARE) ed enteropatia steroide-sensibile (IRE). L’IRE è la forma più vicina nell’uomo alla malattia di Crohn, una variante della malattia infiammatoria intestinale (IBD). Il termine IBD idiopatica viene utilizzato in medicina veterinaria in modo intercambiabile con IRE in quei casi che non rispondono alla dieta o agli antibiotici, ed in cui all’istologia è presente un quadro infiammatorio intestinale. I cani che non rispondono ad alcun trattamento sono classificati come aventi enteropatia non-responsiva (NRE).
PREVALENZA
L’EC rappresenta davvero un problema? Ad oggi non vi sono dati sufficienti per rispondere adeguatamente a questa domanda. Lo studio riporta che, durante le visite veterinarie, i cani che presentano segni di malattia gastrointestinale variano dal 9,4 al 17,8%. Nonostante le malattie gastrointestinali siano frequentemente riportate in numerosi studi, risulta impossibile determinare la reale incidenza di CE o IBD. In letteratura, gli unici due studi che hanno valutato la prevalenza di EC in centri di riferimento riportano una prevalenza pari al 2% in Inghilterra e al 0,9% in Italia, dato simile a quanto riportato ad alcuni studi sui cani di razza (2,1% di malattia cronica).
Numerosi studi che hanno indagato, in diversi Stati nel mondo, le cause di morte in diverse tipologie e razze di cani, le malattie gastrointestinali risultano essere una causa frequente di morte, anche se con percentuali differenti tra i vari Stati considerati, e non è stato possibile determinare il contributo dell’EC. In sintesi, sono necessari ulteriori studi per comprendere la reale prevalenza della CE, ad oggi stimata tra 1 e 2%.
RISPOSTA ALLA TERAPIA
Sebbene la risposta al trattamento sia stata riportata in diversi studi, il periodo di follow-up è spesso breve, di solito inferiore a 3 mesi. In letteratura, un totale di 17 studi hanno valutato gli effetti della dieta, di antibiotici e di immunosoppressori, eccetto uno che ha considerato l’efficacia di immunomodulatori naturali o di sintesi.
I risultati ottenuti evidenziano un buon risultato a lungo termine per i cani con EC che rispondono al cambiamento dietetico. Tuttavia, vi sono crescenti preoccupazioni riguardo ai cani diagnosticati con enteropatia sensibile agli antibiotici (ARE) e enteropatia steroide-sensibile (IRE), in quanto, le risposte alla terapia a lungo termine non sembrano essere efficaci. Tale evidenza suggerisce di valutare ed implementare le strategie in grado di modificare il microbioma, e nello specifico i probiotici, al fine di migliorare la risposta clinica dei cani con diagnosi di EC.
Nello specifico, una risposta alla terapia dietetica viene riportata molto frequentemente (in 3 dei 5 studi con follow-up a 3 e 6 mesi), con tassi di remissione superiori al 67%.
UTILIZZO DI PROBIOTICI IN CANI CON ENTEROPATIA CRONICA
L’uso dei probiotici si sta espandendo negli ultimi anni, ma, il grande problema in medicina veterinaria è che, non essendo considerati farmaci, tali prodotti possono contenere concentrazioni differenti rispetto a quanto riportato in etichetta, quindi risulta difficile standardizzare la terapia e le concentrazioni. Sebbene vi siano numerosi studi che valutano la terapia con probiotici, questi sono sempre associati ad altre terapie, e la valutazione del reale beneficio che si osserva, nei cani trattati rispetto a quelli non trattati, non è di facile comprensione.
CONCLUSIONI
In conclusione, sebbene l’EC sia considerata una frequente causa di presentazione al veterinario, al momento mancano studi per determinare la reale prevalenza a livello ambulatoriale o specialistico.
La maggior parte degli studi riportano la risposta a breve termine ai trial terapeutici, mancano studi sulla risposta a lungo termine, la maggior parte dei quali includono i casi di enteropatia rispondente alla dieta (FRE). Sebbene i cani FRE abbiano un’eccellente risposta a lungo termine, i risultati non sono così chiari per i cani con enteropatia sensibile agli antibiotici (ARE) o enteropatia steroide-sensibile (IRE) e quindi sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati, anche se è evidente che siano necessarie strategie alternative al trattamento antibiotico.
Basandosi sulla letteratura finora esistente, non vi sono stati apparenti benefici utilizzando probiotici nei casi di FRE, mentre, gli effetti a lungo termine in cani con ARE ed IRE è difficile da accertare ed ulteriori studi sono necessari per comprendere appieno l’utilità clinica dei probiotici nei casi di EC.