Hackett E.S. et al. 2013
Il silybum marianum, o cardo mariano, viene spesso utilizzato nel trattamento di esseri umani e animali con insufficienza epatica. Gli estratti di semi di cardo mariano sono stati usati per secoli per la protezione del fegato. In tutto il mondo, i ricercatori continuano a mostrare interesse per i derivati del cardo mariano come potenziale trattamento per diverse malattie, come evidenziato dalle oltre 12.000 pubblicazioni scientifiche pubblicate su questo argomento negli ultimi 10 anni.
Nomenclatura
Il cardo mariano è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Asteracee. Si trova soprattutto nell’Italia centrale e meridionale. La silimarina è un estratto standardizzato di frutti e semi di cardo mariano contenente almeno 7 flavonolignani (tra cui silibinina, isosilibinina, silicristina, isosilchristina e silidianina) e 1 flavonoide (taxifolina).
La silibinina è il composto predominante della silimarina, dal 50 al 70%. La silibinina non è solo l’ingrediente predominante nella silimarina, ma è considerata il principale ingrediente attivo.
Per questo motivo, i composti contenenti ingredienti di cardo mariano riportano il contenuto di silibinina.
Farmacocinetica
Gli estratti di cardo mariano vengono generalmente somministrati per via orale. La farmacocinetica del cardo mariano è fondamentale per l’azione benefica. Ci sono due fasi metaboliche nella prima si coniuga per glucuronidazione e viene escreta nella bile e una piccola percentuale nelle urine. L’azione benefica si svolge grazie alla fase II e al metabolita silibinina glucuronide. Il metabolita Silibinin glucuronide, viene trasportato dal flusso biliare nel tratto intestinale, dove subisce la scissione da parte degli enzimi batterici della b-glucuronidasi, ripristinando il composto originario della silibinina e promuovendo la circolazione enteroepatica. Le concentrazioni di silibinina biliare sono circa 100 volte superiori alle concentrazioni sieriche.
Gli estratti di cardo mariano hanno una bassa biodisponibilità quando vengono somministrati per via orale (PO) nella maggior parte delle specie, sono relativamente insolubili in acqua e non vengono assorbiti facilmente dall’intestino. La biodisponibilità può essere migliorata combinando gli estratti di cardo mariano con sostanze solubilizzanti tipo con fosfaditilcolina. La fosfatidilcolina aumenta la biodisponibilità orale della silibinina sia nell’uomo sano e che nei pazienti con cirrosi epatica. Studi registrano aumentate concentrazioni anche nei cani.
I prodotti a base di cardo mariano disponibili in commercio hanno un contenuto estremamente variabile di silibinina, e hanno diverse formulazioni, quindi è importante eseguire test di farmacocinetica sui prodotti nelle specie di interesse prima dell’uso clinico.
Farmacodinamica
Sebbene gli estratti di cardo mariano siano stati usati per secoli come un tonico per il fegato, solo recentemente il meccanismo di protezione epatica è stato compreso in tutti i suoi aspetti.
Antiossidante
Il meccanismo d’azione più noto è la captazione dei radicali liberi e l’inibizione della perossidazione lipidica. La lesione epatica è stata a lungo collegata alla lesione ossidativa. La silibinina è eccezionalmente efficace nel contrastare i radicali liberi a basso peso molecolare, come il radicale idrossile.
Antiinfiammatorio
Il principale potere antinfiammatorio della silimarina sembra essere collegato alla sua capacità di inibire il fattore di trascrizione nucleare-κB (NF- κB), che regola l’espressione di numerose molecole implicate nella risposta infiammatoria. In dettaglio NF- κB promuove la produzione di IL-1, IL-6, TNFα, INF-γ e GM-CSF (granulociti e fattore stimolante le colonie di macrofagi).
Nei leucociti basofili umani e in quelli di ratto ha inibito il rilascio di istamina mediata dai neutrofili e la sintesi di leucotriene B4 inibita.
Antifibrotiche
Al centro dell’insorgenza della fibrosi epatica vi è la conversione delle cellule stellate epatiche in miofibroblasti e la silibinina si inserisce in questo processo riducendone sia la sintesi che la proliferazione. La silibinina limita anche la produzione di tessuto fibroso. In un modello di lesione epatica nei ratti, la silibinina somministrata PO ha ridotto la concentrazione di collagene epatico fino al 55%. Gli estratti di cardo mariano riducono i marcatori di infiammazione e fibrosi se usati in combinazione con praziquantel nel caso di fibrosi epatica schistosomiale.
Epatoprotettore
Gli effetti epatoprotettivi della silibinina nelle malattie del fegato possono essere correlati a un aumentata sintesi proteica. Sibilina si lega alla subunità regolatrice dell’RNA-polimerasi I dipendente dal DNA in prossimità del sito di legame estrogeno agendo come un effettore steroideo naturale; l’aumento dell’RNA ribosomiale nel fegato stimola la formazione di ribosomi e quindi la sintesi proteica. La sintesi proteica è necessaria per la rigenerazione epatica e la riparazione dopo insulti tossici e infiammatori. Un altro effetto epatoprotettivo della silibinina è un aumento, dose-dipendente del flusso biliare (coleresi), principalmente a causa della stimolazione del tasso di sintesi del sale biliare.
Tossicità
Gli studi hanno dimostrato che la tossicità è bassa negli esseri umani e negli animali, per tanto il trattamento con silibinina è considerato sicuro e non dannoso.
Utilizzo
Il cardo mariano grazie alle sue proprietà protettive e rigenerative del tessuto epatico è un supporto importante in molte lesioni al fegato.
Azione disintossicante.
Attività specifiche sono attribuite al complesso flavonolignanico della silimarina: tra queste l’azione epatoprotettiva contro numerosi agenti tossico-metabolici.
La silibinina è protettiva nell’intossicazione da Amanita somministrata sperimentalmente nei cani.
Nei cani intossicati sperimentalmente, la silibinina limita le alterazioni dei parametri biochimici e della coagulazione, riduce il grado di necrosi emorragica epatica e ne riduce la mortalità.
Oltre a limitare l’ossidazione, la silibinina impedisce il trasporto della tossina della falloidina negli epatociti mediante l’inibizione competitiva dei trasportatori OATP2 specifici per l’epatocita.
Il trattamento con silibinina ha dimostrato di prevenire aumenti dell’attività degli enzimi epatici e altri cambiamenti tossici nei ratti trattati con altri veleni. Il cardo mariano interviene nella farmacodinamica di molti farmaci e ne riduce la tossicità. In uno studio sulla valutazione del trattamento con silibinina combinato con un farmaco anti-tuberculotico epatotossico, l’attività degli enzimi epatici è stata significativamente ridotta; lo stesso si è verificato per le lesioni epatiche indotte da radiazioni e per quelle conseguenti alla doxorubicina.
Nell’epatite virale.
Sebbene la silibinina non abbia effetti soppressivi diretti conosciuti sulla replicazione virale, il suo uso è giustificato poiché inibisce l’infiammazione e gli eventi citotossici secondari all’infezione virale. Studi recenti dimostrano un miglioramento delle attività degli enzimi epatici e dell’istologia epatica in pazienti con steatosi non alcolica dopo il trattamento con silibinina.
Sindrome metabolica della vacca grassa.
Quando la silibinina è stata somministrata a vacche puerpere da latte (in cui è comune la malattia del fegato grasso subclinico), gli effetti includevano una migliore produzione di latte e migliori condizioni corporee. Nelle vacche trattate con silibinina, solo gli epatociti più vicini alla vena centrale erano colpiti, con segni di sofferenza cellulare, nei capi non trattati tutto il lobo era interessato.
Riduzione della cirrosi.
La cirrosi epatica è un comune risultato finale di stadi avanzati di epatopatia alcolica e epatite virale. Il rimodellamento dell’architettura epatica secondaria alla fibrosi può causare insufficienza epatica, ipertensione portale ed encefalopatia epatica. L’uso della silibinina nella cirrosi epatica provoca un miglioramento dello stato antiossidante, cito-protezione, inversione della fibrosi e rigenerazione.
Conclusione:
L’uso del cardo mariano ha mostrato molti benefici per il fegato, queste azioni combinate con un’estrema bassa tossicità rendono la silibinina un prodotto a supporto delle epatopatie.
L’azione epatoprotettiva e coleretica del cardo mariano è raccomandata in cicli di un mese nei casi in cui si desidera aiutare la funzione disintossicante del metabolismo epatico.