A. Verlinden, M. Hesta, S. Millet & G.P.J. Janssens
Le allergie alimentari fanno parte delle reazioni avverse agli alimenti, o sensibilità alimentari, che si dividono in due categorie: reazioni immunologiche e non immunologiche.
Si definiscono come allergie alimentari (ipersensibilità alimentari) tutte le reazioni immunomediate derivanti dall’assunzione di un alimento. Mentre, le reazioni non immunomediate sono le intolleranze alimentari, all’interno delle quali si annoverano le reazioni idiosincrasiche, le tossicologiche, le farmacologiche e le metaboliche.
Uno dei fattori predisponenti allo sviluppo delle allergie alimentari è la compromissione delle difese gastrointestinali. In particolare, il danneggiamento della mucosa e la perdita di tolleranza orale sono dei fattori di rischio. Il tratto gastrointestinale ha il compito di distinguere da un punto di vista immunologico tra nutrienti, che devono essere tollerati, ed elementi potenzialmente dan-nosi, come batteri, virus, parassiti, che invece devono essere espulsi. Il tessuto linfoide associato all’intestino svolge questa doppia funzione. Sono quattro i meccanismi che assicurano le funzioni di tolleranza ed esclusione degli antigeni: la barriera mucosale, la regolazione della risposta immunitaria, l’eliminazione degli antigeni e la tolleranza orale. I meccanismi immunologici più frequentemente descritti nei cani e nei gatti sono l’ipersensibilità di tipo I, di tipo III e di tipo IV.
L’Ipersensibilità immediata si sviluppa entro pochi minuti fino a diverse ore dall’ingestione dell’antigene alimentare. Queste risposte sono mediate dalle Ig-E legate ai mastociti. In assenza di tolleranza orale, l’individuo sviluppa una risposta Ig-E ad un determinato antigene, che si lega ai mastociti gastrointestinali e periferici, portando alla sensibilizzazione dell’antigene alimentare in causa (ipersensibilità di tipo I). Al successivo contatto con l’antigene, si verifica la degranulazione dei mastociti con rilascio di una grande quantità di mediatori dell’infiammazione, perdite di fluidi, alterata peristalsi e conseguenti vomito e diarrea. I sintomi cutanei si manifestano quando l’allergene, fuoriesce dall’intestino e raggiunge i mastociti cutanei legati alle Ig-E o i basofili sensibilizzati. Solo in seguito al rilascio dei mediatori dell’infiammazione dai mastociti gastrointestinali all’interno del sistema circolatorio sanguigno sono possibili effetti extra-gastrointestinali.
L’ipersensibilità intermedia si presenta diverse ore dopo l’ingestione dell’antigene e può essere il risultato di una risposta ritardata alla degranulazione dei mastociti mediata da Ig-E e/oppure alla risposta di ipersensibilità di tipo III da immunocomplessi.
Le reazioni di ipersensibilità ritardata nell’uomo compaiono da alcune ore a 2-3 giorni dall’ingestione dell’allergene e sono probabilmente mediate da reazioni di tipo III e di tipo IV. La prevalenza di queste reazioni nella popolazione canina e felina non è nota, ma le esperienze cliniche ne indicano la presenza.
La capacità di una proteina di indurre una reazione allergica è influenzata dall’immunogenicità e dalla permeabilità intestinale per quella proteina. Nell’uomo, gli allergeni alimentari sono quasi esclusivamente glicoproteine con un peso molecolare di 10–70 kDa. Nei cani e nei gatti non sono disponibili dati sull’esatto peso molecolare degli allergeni alimentari.
Sembra che l’allergenicità possa inoltre essere influenzata dalla trasformazione e trattamento termico degli alimenti: la denaturazione delle proteine può infatti distruggere vecchi epitopi, determinanti antigenici, o esporne di nuovi, con rispettivamente una diminuzione o un aumento dell’allergenicità.
L’esatta prevalenza di allergia alimentare nei cani e nei gatti rimane sconosciuta.
Non vi è alcuna predilezione di razza, sesso o età, sebbene alcune razze siano più comunemente colpite, come: cani Boxer, Spaniels, Collies, Dalmata, Pastore tedesco, Lhasa Apsos, Schnauzer nano, Retrievers, Sharpe Pei, Soft Coated Wheaten Terrier, Bassotti e West Highland White Ter-rier, mentre tra i gatti sono più frequentemente colpite le razze dei Siamese e i Birmani.
Le allergie alimentari non presentano un andamento stagionale e si manifestano con segni clinici cutanei e gastrointestinali.
Il coinvolgimento di altri apparati si verifica nell’uomo, ma è piuttosto raro nei cani e nei gatti.
La manifestazione clinica più comune è il prurito, presente in forma costante, ma con intensità variabile. Tale sintomo può essere generalizzato o limitato a muso, orecchie, zampe, ascelle, regione inguinale o perineale ed è per lo più resistente ai cortisonici.
Nel 20-30% dei casi, cani e gatti hanno malattie allergiche concomitanti come l’atopia e la dermatite allergica da pulci.
I sintomi gastroenterici di allergia alimentare sono aspecifici ed includono vomito, diarrea, dolore addominale.
Sotto l’aspetto gastroenterico è importante segnalare delle patologie alla cui base potrebbe imputarsi una allergia alimentare, tra queste si annoverano: Malattia infiammatoria intestinale (IBD), Enteropatia glutine-sensibile nel Setter irlandese, Enteropatia e Nefropatia proteine disper-dente nel Soft Coated Wheaten Terrier.
La diagnosi di allergia alimentare ad oggi può essere emessa solo attraverso l’esecuzione di prove alimentari di eliminazione e provocazione.
Il primo passo è l’introduzione di una dieta ad eliminazione che può avvenire mediante diverse possibilità.
“Novel protein diets”: la maggior parte di queste diete sono raccomandate per il mantenimento a lungo termine per cani e gatti affetti da allergia alimentare, in quanto nutrizionalmente complete e bilanciate. La mancanza di anamnesi dietetica individuale può spiegare perché la dieta possa non essere stata efficace in alcuni casi. La presenza di additivi negli alimenti commerciali o l’alterazione delle proprietà antigeniche durante la lavorazione degli alimenti possono essere altre possibili spiegazioni dell’insuccesso di queste diete.
“Hydrolysed diets”: L’idrolisi delle proteine in piccoli peptidi e aminoacidi riduce il peso molecola-re della proteina originale, riducendo così l’allergenicità della proteina. Ciò significa che le mole-cole sono troppo piccole per provocare il legame tra Ig-E sulla superficie del mastocita, impeden-do la degranulazione dei mastociti e l’ipersensibilità mediata da Ig-E (tipo I). Quindi, non influenza le forme di allergia alimentare non mediate da Ig-E. Sono necessari ulteriori studi clinici per valutare il valore nutrizionale e l’efficacia degli idrolizzati nel trattamento di cani e gatti con al-lergia alimentare.
Alla dieta di eliminazione dovrà poi seguire il “challenge test”, con la reintroduzione del vecchio alimento che veniva somministrato precedentemente al paziente. Se riproponendo questo ali-mento ricompariranno i sintomi scomparsi con la dieta di eliminazione, verrà allora emessa la diagnosi di allergia alimentare.
Poiché cani e gatti sono esposti ad una serie di proteine alimentari, è molto importante eseguire i “provocation test” approfonditi con specifici componenti alimentari, per determinare l’allergene scatenante.
In conclusione, le reazioni avverse agli alimenti sono condizioni comuni che possono avere varie manifestazioni cliniche, tra cui lesioni cutanee e sintomi gastrointestinali. È necessario un approc-cio diagnostico e terapeutico sistematico incentrato su prove di eliminazione dietetica seguite da challenge test e provocation test. La prognosi è generalmente eccellente.